Annalisa Colzi
come conoscere la volontà di Dio chiedendo cosa vuoi che io faccia?

Cosa vuoi che io faccia? chiediamolo per conoscere la volontà di Dio

Conoscere la volontà di Dio

Tutti noi vogliamo conoscere la volontà di Dio, chiediamo allora; cosa vuoi che io faccia? Quando mi metto in meditazione e guardo Gesù Eucaristia, spesso mi viene da pormi questa domanda e la rivolgo al Signore: COSA VUOI CHE IO FACCIA? 

Stranamente subito dopo mi sento inquietata da un’altra parola che dice:

«Voi chi dite che io sia?» Mt 16,15

Da questo capisco un aspetto importante.

È più importante il fare o l’essere?

E poi, se sbagliassi a comprendere chi è veramente Gesù?

Potrebbe essere determinante anche il mio fare.

Ma io realmente chi sono?

Questo è il dilemma anche quando si vive una normale relazione, potendo passare anche anni e non aver capito chi siamo pretendendo di conoscere invece gli altri, giudicandoli severamente.

Abbiamo presente come siamo soliti dire….«Lo conosco benissimo, non farebbe mai una cosa del genere».

Purtroppo, quando quella cosa invece la farà ne rimarremo del tutto delusi e sconcertati perché, chi credevamo di conoscere, è altresì un perfetto sconosciuto. O meglio, l’altro è capace di fare cose che non ci saremmo mai aspettati.

È molto importante l’essere, piuttosto che il fare ed è molto importante che ciascuno sia aiutato a crescere formando il proprio essere.

C’e un saggio sacerdote di nostra conoscenza che spesso ci raccomanda di non dire mai ai nostri figli «tu sei uno sciocco, tu sei un incapace, tu sei un pigro e via dicendo ». Dire invece, tu sei un ragazzo intelligente ma il tuo comportamento è così o così. Cioè non giudicare mai la persona, dando così un bollino che lo marchierà, ma guardare al suo comportamento, quello si, anche perché il comportamento si può e si deve correggere.

Ecco il motivo per cui abbiamo formato generazioni di persone fragili, in quanto giudicate sulla stima e mal incanalate invece in una strada di verità e di aiuto nella buona crescita.

Ecco perché è spesso difficile riuscire a capire chi siamo e ci buttiamo sul ciò che facciamo, pretendendo di essere sempre elogiati con occupazioni che hanno bisogno di essere estremamente gratificate.

Infatti, sovente, la prima frase che sentiamo dire quando una relazione naufraga è «dopo tutto quello che ho fatto; ho fatto il possibile ma non è servito a nulla; mi sono sacrificato una vita; ho fatto, ho fatto, ho fatto e nessuno si è mai accorto».

Se anche noi rivolgessimo la stessa domanda di Gesù agli altri:

CHI DITE CHE IO SIA?

Cioè, mi conosci davvero tu che mi sei accanto o difronte?

Cosa porto dentro? Quali maschere sono costretto ad indossare a causa di questo o quel tormento? Chi sono veramente tanto da trovarmi a tradire la fiducia del mio coniuge buttandomi tra le braccia di un’altra persona? Chi sono quando fingo un sorriso in parrocchia mentre sono inquieto con gli altri proprio a causa del “fare” servizi? Chi sono

veramente quando vorrei aprire un dialogo con una persona e quando me la trovo davanti non ho il coraggio di tirar fuori le parole giuste? Perché ho paura di tutto?

Sbrigati a scoprire chi sei davvero!

Quando fu Gesù a fare quella domanda le persone tirarono un po’ ad indovinare in base alle categorie che conoscevano.

Mt 16,13-16«Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

Soltanto Pietro riuscì a dire Tu sei il Cristo, tanto che lo stesso Gesù spiego che ciò avvenne in base alla rivelazione dello Spirito e non certo dal pensiero razionale, cioè dalla sua umanità.

Tornando allora un po’ all’inizio di questa riflessione è possibile fare piccole grandi cose.

La prima è guardare a Gesù: Chi sei per me Signore?

La seconda è specchiarsi in Lui: Chi sono io realmente?

La terza, dopo aver sprofondato lo sguardo nel profondo della meraviglia che siamo e dei prodigi che il Padre ha creato, ci lanceremo a chiedere:

SIGNORE COSA VUOI CHE IO FACCIA? Il Santo d’Assisi ce l’ha insegnato.
Signore, che vuoi che io faccia?”
“Francesco, va e ripara la mia Chiesa
che, come vedi, è tutta in rovina!”
Come potremo salvare la casa di Dio se prima non SIAMO come Lui vuol condurci?

Eccomi Signore manda me e scruta la profondità del mio ESSERE! Solo così capiremo come conoscere la volontà di Dio.

Cristina Righi

Cristina Righi

Mi chiamo Cristina Righi, sono Umbra e vivo a Perugia. La mia vocazione è anzitutto essere moglie, poi madre di quattro figli e poi figlia di un Padre che mi venne a cercare e mi ha trovata!

Con mio marito Giorgio, proprio perché rinati nella coppia, serviamo a tutto campo la famiglia. In particolare io vivo l'accompagnamento spirituale alle persone ferite per donare la GIOIA e uscire dalla tenebra. Insieme a Giorgio siamo Padrini di battesimo di ben 41 figliocci.

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