Annalisa Colzi
nido

Asili nido a Roma conquistati dalla lobby gay

di Costanza Signorelli

«Mery e Franci si amavano e volevano una famiglia. (…) Ma mancava il semino! In Olanda c’è una clinica dove dei signori gentili donano i loro semini per chi non ne ha. Franci si è fatta dare un semino nella clinica olandese e… l’ha messo nella pancia di Mery. Margherita ha cominciato a crescere! Margherita ha due mamme: solo una l’ha portata nella pancia ma entrambe, insieme, l’hanno messa al mondo. Sono i suoi genitori».  Le scritte grandi e ben scandite campeggiano su pagine dai colori pastello; dove le figure di due donnine, che si scambiano bacini e cuoricini, completano l’«idillio fiabesco». Ebbene sì, perché quanto riportato qui sopra, è lo stralcio proprio di un racconto per bambini, Piccola storia di una famiglia, casa editrice Stampatello.

Ma il peggio deve ancora venire. Perché, il manualetto per infanti non occupa solamente gli scaffali delle librerie più attive in tema di propaganda gender, ma fa parte della progetto educativo, all’insaputa dei genitori, di un asilo nido comunale di Roma, il Castello Incantato, zona Buffalotta.

Al testo in questione si aggiungono una lunga serie di altri simili: Perché hai due papà? – «un libro che in modo semplice e lineare spiega come nascono i bambini dall’amore di due uomini» – oppure, Qual è il segreto di papà?, dove si racconta ai piccoli che loro padre potrebbe avere un fidanzato. E ancora Il bell’anatroccolo, la storia di Elmar (maschio) che scopre di essere «femminuccia ed è orgoglioso di esserlo». E via dicendo. La lista è lunga ed è stata affissa sulla bacheca del nido in questione con il titolo: «Vogliamo leggerli ai nostri “bambini” (scritto in rosa, ndr) e “bambine” (scritto in azzuro, ndr), chi ce li regala?».

Una bacheca sì, una semplice bacheca di quelle che si usano per comunicare feste di compleanno, variazioni del menù scolastico o colonie di virus in agguato. E però, è proprio questo il metodo che si ripete. Con il cavallo di Troia della lotta alla discriminazione, con il pretesto dell’educazione sessuale o più semplicemente, appunto, con escamotage che sfruttano la distrazione dei genitori, si spalancano le porte degli istituti scolastici ad una valanga di “progetti educativi” di stampo gender. Il nido di Roma non è certo un caso isolato. Lo denuncia un comitato di genitori – comitatoarticolo26.it – nato proprio con lo spirito di rispondere all’emergenza educativa che, sotterranea ma violenta, si sta imponendo nelle strutture scolastiche della capitale; ed anche di tutto il territorio nazionale.

Così, spesso all’insaputa dei genitori, si va affermando una linea ben precisa. Si impone, in modo più o meno limpido, una cultura insidiosa. Che mira alla decostituzione dei modelli di genere, alla sovversione delle evidenze di natura e allo stravolgimento del senso di famiglia e di genitorialità. Detto in altre parole, si insegna ai bambini, sin dalla più tenerà età, che non si nasce maschi o femmine ma che «sei quello che senti di essere», senza differenza. Che non esistono una mamma e un papà, ma un genitore 1 e 2. E che perciò la famiglia può essere tutto e il suo contrario. E via discorrendo.

Un “progetto educativo” ben architettato che nasce in seno alle associazioni Lgbt e si serve del patrocinio del governo e degli enti locali, come più volte abbiamo dimostrato spiegando ad esempio il progetto del governo che va sotto il nome di “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sulle discriminazioni”, che ha nella scuola il principale obiettivo (clicca qui).

Per capire meglio lo scenario su cui si muovono casi come quello del Nido Castello Incantato, è sufficiente guardare quanto successo a Roma lo scorso 20 e 21 settembre, giorni in cui si è tenuto un convegno nazionale dal titolo “Educare alle differenze”.

Organizzato da duecento realtà co-promotrici – per lo più associazioni Lgbt sparse su tutto il territorio nazionale –, l’incontro ha visto la partecipazione di centinaia di attivisti, tra cui psicologi e docenti di scuola pubblica di ogni ordine e grado. Sono questi ultimi, infatti, i destinatari prediletti. Perché lo scopo dell’ideologia cosiddetta gender è quello di formare ed educare le future generazioni a «cambiare idee, concetti e visioni del mondo. Mettendo in crisi il pensiero unico della nostra cultura; fatta spesso di stereotipi e modelli culturali di genere normativi limitanti».

Questo quanto si legge nella “mission” di Progetto Alice, uno dei principali gruppi promotori dell’evento. E se i più grandi sono difficili da convincere, meglio partire dai piccini.

«Abbiamo individuato nella decostruzione degli stereotipi dei modelli familiari nella primissima infanzia un intervento strategico per il lavoro educativo», ha dichiarato un’esponente dell’associazione Scosse nell’ambito della presentazione del progetto “Leggere senza stereotipi”. Un’idea che a Venezia è già diventata realtà grazie ai finanziamenti del Comune. E che prevede la fornitura agli asili e alle scuole dell’infanzia di libretti sul calibro di quelli citati in partenza.

Ma vi è di più. Il convegno nazionale “Educare alle differenze” è stato patrocinato dell’Assessorato alla Scuola di Roma Capitale. E infatti Scosse, l’ideatrice dell’evento, è la medesima associazione che l’anno scorso ha ricevuto da Roma Capitale il mandato di formare le educatrici degli asili nido e delle scuole dell’infanzia di Roma, attraverso specifici seminari sulle tematiche gender (clicca qui). Simili corsi di formazione rientrano oggi a tutti gli effetti nei “Percorsi didattici per le scuole di Roma Capitale” che l’assessore alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, ha presentato ai dirigenti scolastici per l’anno scolastico 2014/2015 (clicca qui).

La verità è che spesso questi tipi di inziative si nascondono sotto le vesti della lotta alla discriminazione; della battaglia avverso la violenza omofoba; della campagna di sensibilizzazione alle “diversità”. Ma nulla hanno a che fare con la difesa di questi diritti. E perciò, chi prova a contrastare siffatte iniziative viene subito tacciato come omofobo. Ma è tutto il contrario. Anzitutto perché, proprio trattandosi di temi estremamente delicati, quali l’affettività e la sessualità, meriterebbero per questo di essere affrontati con altrettanta delicatezza e rispetto. Non già, come invece accade, strumentalizzati per portare avanti battaglie puramente ideologiche sulla pelle di chi soffre.

Ma il punto è un altro e non ha nulla a che vedere con l’omofobia. Ha invece a che fare con la tutela degli innocenti, con la protezione dei più deboli e indifesi: i nostri bambini. Perché dire a un piccolo che può nascere da due mamme; che papà e mamma non esistono; che nasce maschio ma potrebbe scoprire di essere femmina; che non conta «ciò che è e ciò che vede», ma «ciò che sente e pensa di essere»; dirgli tutto questo significa ingannarlo sfruttando la sua innocenza; significa raccontargli menzogne abusando della sua fiducia; significa educarlo ad un modo stravolto ed estremamente pericoloso di rapportarsi con la realtà. E i danni sono devastanti. Per tutti.

«Quando si abolisce il principio di evidenza naturale, la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Non sono solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate. Ma non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità. Ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge».

Così disse Italo Carta, rinomato psichiatra già ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano. Ora dite voi: chi sono i violenti?

12 – 11 – 2014

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-asili-nido-a-roma-conquistati-dalla-lobby-gay-10912.htm

annalisa colzi

Mi chiamo Annalisa Colzi e di professione faccio la scrittrice anche se non possiedo nessun titolo di studio. Sono nata il 20 novembre del 1962 sotto il segno della Croce (questo è il mio segno zodiacale). Sono sposata, abito in una delle più belle zone d’Italia, la toscana e precisamente a Montemurlo, un paese in provincia di Prato.

17 commenti

Rispondi

  • iil male non bisogna meterlo davanti agli occhi ai bambini cosi innocenti tanto arriva da solo prima o poi perche’ anticipare i tempi’ certo e da vedere perche’ i genitori lascino i loro figli in balia di questa povera gente secondo la mia opinione il paese che vuole me t tere DIOda parte e non esiste la moralita’ e in degrado

  • La findus ha fatto uno spot a favore dell’omosessualità….
    cominciano a lavarci il cervello per rendere l’omosessualità una cosa normale.

  • Purtroppo è dalla fine dell’era Ruini che la Chiesa ha smesso di fare battaglie ideali a salvaguardia della cultura Cristiana e della Fede in Gesù Cristo. Sembra che ci siano molti infiltrati del nemico nella Chiesa di oggi che non guida più i fedeli in battaglie sacrosante come fosse intimidita dalla cultura di perversione dettata dai padroni del mondo per soggiogare l’intera umanità imbrigliata nei lacci di satana. Purtroppo presto si avvererà l’ultima parte del segreto di Fatima e darà la sveglia al mondo Cristiano in balia degli spargitori di letame. Poi saranno i segreti di Medugorije a segnare la via dei nuovi apostoli di Maria. Resterà un piccolo gregge fedele!

  • Se quello che scrivo non ti piace non posso cambiare idea per uniformare il mio pensiero a quello corretto: ipocrisia!

  • ho sentito dire(fonte degna di fiducia: un bravo parroco) ed ho letto su internet, che l’OMS avrebbe deliberato un provvedimento che consente ( o obbliga, non so), di somministrare ai bambini piccolissimi un ormone che ne rallenta la crescita sessuale naturale per poterla indirizzare verso tendenze omo.
    qualcuno potrebbe dirmi se questo progetto ha fondamento o è solo frutto di allarmismo?
    sarebbe una cosa veramente grave; le mamme come possono difendere i loro bambini da queste scelleratezze?
    grazie.
    PS. avete visto la nuova pubblicità della FINDUS? la mamma che parla al figlio del suo “coinquilino” e il figlio risponde: ” mamma non è il mio coinquilino, è il mio compagno”.

  • Scusami ma non vedevo pubblicato il commento e ho pensato che non piacesse. Ciao

  • Confusione totale … Scandalizzare I piccoli! Dio aiuti le persone di buona volonta’ che aprono gli occhi agli adulti genitori per daré risposte buone ai bambini e ragazzi

  • Leggo frasi molto forti, e il molto forte di solito non aiuta ad osservare e risolvere con il supporto della serenita’. Potremmo aprire un capitolo enorme su come eticamente andrebbero insegnati certi argomenti… La domanda principale e’: l’omosessualita’ e’ una condizione oppure una scelta?
    Risulta ovvio che la risposta a questa semplice domanda e’ la soluzione anche se solo parziale alla problematica. Il vero problema non e’ nella normalita’ o meno dell’avere un’identita’ diversa, ma quello che il bombardamento mediatico di tutti i giorni lascia passare, ovvero, che l’ostentazione di un’identita’ diversa e’ la chiave del successo. Non posso elencare nomi e/o programmi televisivi e radiofonici, ma quanti di voi sono indispettiti dall’ostentazione di diversita’ che ci viene propinata? Allora il problema non e’ piu’ etico ma culturale…

  • …..quello che mi lascia infastidita è che riflessioni come quelle della sig.ra Colzi siano associate giocoforza al fatto di essere cattolici. Non sono io a fare questa associazione, ma vorrei che tutto questo, sia o meno percepito come realistico o meramente ipotetico (persino vagamente complottista da alcuni) fosse del tutto avulso da qualsiasi credo o convinzione personale. Ci sono centinaia di persone atee e agnostiche che condividerebbero le perplessità espresse da Annalisa Colzi. Queste sono riflessioni laiche e trovano spazio in una visione felicemente laica della vita, voglio dire, senza citare elementi ultraterreno di qualsiasi tipo, perché si tratta di antropologia. È per ovvio che ospitare tutto questo sempre e solo in siti cattolici porterà alcuni a dire: – Eh, ma la morale cattolica ha preso queste posizioni, io non sono osservante quindi la cosa non mi riguarda -. E invece riguarda tutti, riguarda i Cittadini di qualunque convinzione e cultura, riguarda i figli dei mussulmani, riguarda molti omosessuali che tuttavia non condividono lideologia di una parte dei gruppi che dicono di rappresentarli, riguarda anche i cattolici che hanno assunto posizioni morali e intellettuali personali e slegate in parte da presupposti trascendenti. È una cosa di tutti, degli uomini e delle donne.

  • Come sono dure le parole di Gesù sullo scandalo agli innocenti, che vengano ricordate a tutti!
    “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. “

  • Carissimo, a causa di personaggi strampalati, ho dovuto mettere la moderazione. Ora, non essendo sempre davanti al computer, capita di approvare i commenti in ritardo. Un abbraccio

  • anche la teoria del genger e’ un’ennesima dimostrazione che SATANA NON DORME come ci ha detto MARIA a MEDIOGORIE e’ ora di SVEGLIARSI!!!!!

  • leggevo ora il commento della Signora Francesca. E’ giusto quello che dice , però si nota come chi si preoccupa e mette in risalto questi problemi normalmente sono persone appartenenti all’area cattolica. A parte qualcuno (vedi Adinolfi) di cui ho assistito ad una conferenza , e che per le posizioni prese contro l’ideologia gender è fatto oggetto di contestazioni da qualche membro del suo partito se ne vedono pochi che prendono posizione. si vede che la pensano così , oppure non vogliono disturbare. A quanto da me sentito , anche da qualche insegnante si sta dando troppo risalto a queste cose. Anche qualche sacerdote mi ha detto così. Quello che mi meraviglia è che persone che sono cresciute dopo la 2° Guerra mondiale con tutto quello che è successo, mentre si portano in gita i ragazzi a Dachau ed Auschwitz non si riesca a percepire il sottile pericolo di questi insegnamenti nelle scuole.

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